Incontinenza urinaria in menopausa – perché arriva e cosa funziona

Autori: Ingrida Kirkilaite — Fit Over Fifty · Tempo di lettura: ~11 minuti

Le perdite non sono “il prezzo dell’età”

Se hai iniziato a perdere qualche goccia quando tossisci, ridi o non arrivi in tempo al bagno, probabilmente te l’hanno già detto: “eh, è l’età”, “capita a tutte dopo la menopausa”. È vero che l’incontinenza urinaria in menopausa è molto comune. Ma “comune” non vuol dire “inevitabile”, e soprattutto non vuol dire “niente da fare”.

Nella maggior parte dei casi l’incontinenza può essere migliorata in modo significativo, e molte donne possono partire da strategie non farmacologiche e non chirurgiche. Il punto è capire di quale tipo di incontinenza si tratta, perché ogni tipo si affronta in modo diverso.

In questa guida ti spiego i tipi di incontinenza, perché aumenta proprio in menopausa, e soprattutto cosa funziona davvero secondo le linee guida, dalla riabilitazione del pavimento pelvico allo stile di vita fino alle terapie locali. Se vuoi il quadro completo sul pavimento pelvico, parti dalla guida madre: pavimento pelvico dopo i 50.

L’incontinenza è un sintomo, non una condanna. E un sintomo, quasi sempre, si può affrontare.

Indice

  1. Cos’è e i tipi di incontinenza
  2. Perché aumenta in menopausa
  3. Cosa funziona: la riabilitazione del pavimento pelvico
  4. Il bladder training per l’urgenza
  5. Lo stile di vita che fa la differenza
  6. Estrogeni vaginali: quando servono
  7. Cosa NON funziona (o non basta)
  8. Quando rivolgersi al medico
  9. Domande frequenti

Cos’è e i tipi di incontinenza

L’incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina. Ma non è tutta uguale, e questa è la prima cosa da capire, perché la cura cambia a seconda del tipo.

Incontinenza da sforzo. Le perdite arrivano quando aumenta la pressione nell’addome: tosse, starnuto, risata, salto, sollevamento, corsa. Qui entra in gioco la capacità del sistema pavimento pelvico–uretra di mantenere la continenza mentre la pressione addominale aumenta.

Incontinenza urinaria da urgenza. La perdita è associata a un bisogno di urinare improvviso e difficile da rimandare. Può comparire nel quadro della vescica iperattiva (OAB), una sindrome caratterizzata da urgenza, spesso accompagnata da maggiore frequenza urinaria e nicturia (urinare di notte), con o senza perdite.

Incontinenza mista. Sono presenti sia sintomi da sforzo sia sintomi da urgenza. È molto comune con l’avanzare dell’età.

Capire il tuo tipo (o mix) è il primo passo: alla forma da sforzo rispondono soprattutto la riabilitazione del pavimento pelvico e la gestione della pressione; alla forma da urgenza risponde di più il bladder training e la gestione degli stimoli. Ecco perché una valutazione conta più di qualsiasi rimedio “universale”.

Perché aumenta in menopausa

La menopausa incide, ma come sempre non da sola. Con il calo degli estrogeni cambiano i tessuti urogenitali: mucose più sottili, minore elasticità, modifiche a collagene ed elastina. Fa parte della sindrome genitourinaria della menopausa (GSM), che comprende anche secchezza, bruciore e urgenza. Questo può ridurre la tenuta dell’uretra e favorire urgenza e infezioni.

Ma il calo estrogenico è uno dei fattori, non l’unico: contano anche la storia ostetrica (gravidanze e parti), l’età, la genetica, il peso corporeo, una pregressa isterectomia (asportazione dell’utero), la stitichezza cronica e la forza e coordinazione del pavimento pelvico.

Anzi, i grandi studi longitudinali ridimensionano l’idea che sia “la menopausa in sé” a causare le perdite: nello studio SWAN, la transizione menopausale si associava soprattutto a un aumento delle perdite saltuarie (non di quelle frequenti), e dopo la menopausa non risultava un aumento dell’incidenza. A pesare erano soprattutto fattori modificabili come aumento di peso, ansia e diabete. Tradotto: non esiste una catena lineare “estrogeni giù → incontinenza”, ed è anche il motivo per cui su molti fattori puoi intervenire.

Cosa funziona: la riabilitazione del pavimento pelvico

Per l’incontinenza da sforzo e mista, il trattamento di prima linea non è un farmaco: è l’allenamento dei muscoli del pavimento pelvico (PFMT). Le linee guida (come le NICE) lo raccomandano come primo intervento, meglio se supervisionato e per almeno tre mesi, con un riferimento di almeno 8 contrazioni per 3 volte al giorno sempre adattato alla capacità di partenza.

Attenzione, però: “pavimento pelvico” non vuol dire automaticamente “fai i Kegel e stringi”. A volte il problema è di debolezza (e il rinforzo aiuta), a volte di eccessiva tensione o scarsa coordinazione (e servono altre strategie). Come farli davvero, e per chi funzionano, lo spiego nell’articolo dedicato agli esercizi di Kegel.

Una strategia molto utile per la forma da sforzo è “the knack”: contrarre il pavimento pelvico un attimo prima di uno sforzo prevedibile (tosse, sollevamento). “Prepara” i muscoli a gestire l’aumento di pressione invece di subirlo.

Il bladder training per l’urgenza

Se il tuo problema è l’incontinenza da urgenza, o presenti un quadro di vescica iperattiva, l’approccio cambia. Qui la strategia di prima linea è il bladder training (rieducazione vescicale): imparare a non correre in bagno al primo stimolo, ma a gestirlo e a dilatare progressivamente gli intervalli tra una minzione e l’altra.

In pratica il bladder training usa intervalli minzionali programmati e strategie per gestire l’urgenza, aumentando progressivamente quando appropriato il tempo tra una minzione e l’altra. L’obiettivo non è “trattenere a tutti i costi”, ma recuperare un controllo più prevedibile dello stimolo. Spesso si combina con tecniche per calmare l’urgenza (respirazione, brevi contrazioni del pavimento pelvico) e con la gestione dei liquidi. Le linee guida (NICE) lo raccomandano per almeno 6 settimane come prima linea nell’incontinenza da urgenza o mista.

È un lavoro diverso dal rinforzo: per questo etichettare tutte le perdite come “pavimento pelvico debole” e prescrivere Kegel a tutte è un errore.

Lo stile di vita che fa la differenza

Alcune abitudini incidono più di quanto pensi, e sono spesso il primo passo consigliato dalle linee guida per le forme lievi e moderate.

Peso corporeo, quando c’è sovrappeso o obesità. In queste donne la perdita di peso può ridurre in modo significativo gli episodi di incontinenza (è uno dei dati più solidi che abbiamo, dallo studio PRIDE). L’effetto è più netto sulle perdite da sforzo che su quelle da urgenza. Le linee guida NICE raccomandano di affrontare il peso in particolare con un BMI superiore a 30.

Liquidi: né eccesso né restrizione estrema. Bere molto poco per paura delle perdite non è una buona strategia; allo stesso tempo, un’assunzione molto elevata può aumentare frequenza e urgenza. L’introito va adattato alla tua situazione, distribuito nella giornata, riducendo semmai i liquidi nelle ore serali se hai risvegli notturni.

Caffeina. Se hai urgenza o vescica iperattiva, vale la pena provare a ridurla: è una delle modifiche raccomandate dalle linee guida.

Alcol. Alcune donne riferiscono un peggioramento di urgenza o frequenza, ma qui l’evidenza è meno solida rispetto alla caffeina: osserva la tua risposta individuale.

Intestino regolare. La stitichezza cronica e lo sforzo per evacuare caricano il pavimento pelvico: gestire fibre, acqua e movimento aiuta anche la continenza.

Muoverti e allenare la forza. Avere un’incontinenza non significa dover rinunciare all’attività fisica o ai pesi: significa imparare a gestire la pressione (respiro, “the knack”, progressione dei carichi). Su come impostare l’allenamento dopo i 50 trovi la guida sull’allenamento in menopausa.

Estrogeni vaginali: quando servono

Qui serve precisione, perché c’è molta confusione. Gli estrogeni vaginali locali (creme, ovuli, anelli) agiscono direttamente sui tessuti urogenitali e, secondo le evidenze, possono migliorare i sintomi urinari legati alla GSM, in particolare urgenza, frequenza e infezioni ricorrenti, oltre a secchezza e fastidio.

Due precisazioni importanti:

  • L’estrogeno vaginale non è la stessa cosa della terapia ormonale sistemica (orale o transdermica): i preparati vaginali a basso dosaggio agiscono prevalentemente a livello locale e determinano generalmente una bassa esposizione sistemica. Approfondisco la TOS nella guida completa alla menopausa.
  • La terapia ormonale sistemica non deve essere usata con l’obiettivo di trattare l’incontinenza: alcune evidenze hanno anzi osservato un peggioramento dell’incontinenza con estrogeni sistemici orali. Terapia sistemica e terapia vaginale locale hanno quindi indicazioni ed effetti diversi, e non vanno confuse.

È una scelta da fare con il medico (ginecologo o urologo), sulla base della tua situazione. Non è un fai-da-te.

Cosa NON funziona (o non basta)

  • Rassegnarsi agli assorbenti come unica soluzione: gestiscono il sintomo, non lo risolvono. Vanno bene come supporto, non come strategia.
  • Ridurre drasticamente i liquidi per paura delle perdite: un’assunzione troppo bassa non è una strategia corretta, così come non lo è bere quantità eccessive.
  • Fare Kegel a raffica per tutte: se il problema è l’urgenza o l’ipertono, non è la risposta giusta.
  • Evitare ogni sforzo e ogni attività fisica: la sedentarietà non protegge il pavimento pelvico; conta come ti muovi, non se ti muovi.
  • Aspettare che passi da solo: di solito, ignorata, l’incontinenza tende a stabilizzarsi o peggiorare; affrontata, migliora.

Quando serve una valutazione professionale

Se le perdite sono nuove, persistenti o interferiscono con la tua vita, vale la pena parlarne con un professionista: non serve aspettare che diventino gravi. La valutazione iniziale serve anche a escludere infezioni o altre cause dei sintomi (di norma include un semplice esame delle urine).

Richiedono comunque attenzione particolare, senza rimandare:

  • sangue nelle urine, dolore o bruciore persistente;
  • infezioni urinarie ricorrenti;
  • perdite improvvise e importanti, o comparse dopo un intervento;
  • sensazione di peso o “ingombro” vaginale (possibile prolasso);
  • necessità di urinare molte volte di notte che disturba il sonno.

La prima valutazione può essere fatta dal medico di medicina generale, dal ginecologo o dall’urologo; quando è indicato un lavoro specifico sul pavimento pelvico, la fisioterapista specializzata diventa una figura centrale. Le opzioni, se servono, proseguono per gradi: stile di vita e riabilitazione, poi eventuali terapie farmacologiche o altri trattamenti.

Non devi imparare a convivere con le perdite. Devi capire da dove arrivano e lavorare sulla causa giusta.

Domande frequenti

L’incontinenza in menopausa è normale e inevitabile?

È molto comune, ma non inevitabile: nella maggior parte dei casi si può migliorare o risolvere con riabilitazione del pavimento pelvico, bladder training e cambiamenti nello stile di vita. “Comune” non significa “da accettare”.

Perdite quando tossisco o rido: cosa faccio?

Sono tipiche dell’incontinenza da sforzo. La prima strategia è l’allenamento del pavimento pelvico (PFMT) e “the knack”, cioè contrarre un attimo prima dello sforzo. Se non migliora in qualche settimana, fatti valutare.

Devo bere di meno per avere meno perdite?

Non necessariamente. Ridurre drasticamente i liquidi non è la soluzione: sia un’assunzione molto alta sia una molto bassa possono richiedere correzione. L’obiettivo è un’idratazione adeguata alla tua situazione, riducendo semmai i liquidi la sera se hai risvegli notturni, e provando a moderare la caffeina.

Gli estrogeni vaginali servono per l’incontinenza?

Possono aiutare i sintomi urinari legati alla sindrome genitourinaria della menopausa (urgenza, frequenza, infezioni ricorrenti). Sono diversi dalla terapia ormonale sistemica e vanno valutati con il medico.

Posso allenarmi con i pesi se ho perdite?

Spesso sì. Non è il peso in sé il problema, ma come gestisci la pressione: tecnica, respiro, “the knack”, progressione. In caso di prolasso o dolore, fatti prima valutare da una professionista.


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Fonti scientifiche

Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o della fisioterapista. In presenza di sangue nelle urine, dolore, infezioni ricorrenti o perdite importanti, rivolgiti a un professionista.

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