Autori: Ingrida Kirkilaite e Luigi Colbax — Fit Over Fifty · Tempo di lettura: ~14 minuti
L’esercizio più famoso e più sbagliato
Se hai cercato “cosa fare per le perdite”, il primo consiglio che hai trovato è sempre lo stesso: fai gli esercizi di Kegel. Sono l’esercizio del pavimento pelvico più conosciuto al mondo… e anche il più eseguito male.
Voglio essere onesta con te fin da subito, perché è la cosa che fa la differenza tra mesi di lavoro inutile e risultati veri:
- I Kegel funzionano davvero — ma non per tutte e non da soli.
- Fatti male non servono, e in alcuni casi possono perfino aggravare alcuni sintomi.
- Non sono una scorciatoia: sono uno strumento, che va usato nel caso giusto e nel modo giusto.
In questo articolo ti spiego cosa sono davvero gli esercizi di Kegel, per chi funzionano (e per chi invece no), come trovare i muscoli giusti, come eseguirli passo passo, gli errori più comuni e come inserirli nella vita di tutti i giorni. Se vuoi il quadro completo sul pavimento pelvico dopo i 50 perché cambia, come capirlo, come allenarlo parti dalla guida madre: pavimento pelvico dopo i 50.
I Kegel non sono “stringere il più possibile”. Sono imparare a contrarre e rilasciare i muscoli giusti, al momento giusto.
Indice
- Cosa sono gli esercizi di Kegel
- Per chi funzionano (e per chi no)
- Come trovare i muscoli giusti
- Come fare gli esercizi di Kegel passo passo
- Gli errori più comuni
- Quante volte e con che progressione
- Una strategia molto utile: “the knack”
- Quando i Kegel non bastano
- Domande frequenti
Cosa sono gli esercizi di Kegel
Gli esercizi di Kegel prendono il nome dal ginecologo Arnold Kegel, che negli anni ’40 li descrisse per allenare i muscoli del pavimento pelvico. In pratica consistono nel contrarre e rilasciare i muscoli che sostengono vescica, utero e retto, gli stessi che usi per trattenere la pipì o un gas.
Sono, a tutti gli effetti, un allenamento muscolare. E come ogni allenamento muscolare hanno due componenti ugualmente importanti: la contrazione (chiudere e sollevare) e il rilascio completo (lasciar andare del tutto). Chi si concentra solo sullo “stringere” fa metà del lavoro e spesso è la metà sbagliata.
Per chi funzionano (e per chi no)
Questo è il punto che cambia tutto, e che quasi nessun articolo ti dice. I Kegel non sono la risposta giusta per ogni problema del pavimento pelvico.
Funzionano soprattutto quando c’è una ridotta capacità dei muscoli di contrarsi e sostenere (quello che spesso si chiama ipotono), tipicamente nell’incontinenza urinaria da sforzo o mista — le perdite quando tossisci, ridi, starnutisci o salti. Per queste situazioni, l’allenamento dei muscoli del pavimento pelvico (PFMT) è raccomandato dalle linee guida (come le NICE) come trattamento di prima linea, meglio se supervisionato e per almeno tre mesi.
Possono non servire — o perfino aggravare i sintomi — quando il pavimento pelvico è eccessivamente attivo (ipertono): muscoli cronicamente contratti che faticano a rilasciarsi, spesso associati a dolore pelvico, dolore ai rapporti, urgenza, difficoltà a svuotare. In questi casi continuare a “stringere” è come tirare ancora di più una corda già tesa: serve piuttosto imparare a rilasciare e coordinare.
Ecco perché il primo passo non è “iniziare i Kegel”, ma capire da dove parti. I sintomi da soli non bastano a distinguere i due quadri (si sovrappongono spesso), e una valutazione da una fisioterapista del pavimento pelvico ti evita mesi di esercizi sbagliati. Approfondisco questa distinzione nella guida al pavimento pelvico dopo i 50.
Come trovare i muscoli giusti
Prima di allenarli, devi sentirli. È una fase che molte donne saltano, e può essere uno dei motivi per cui i Kegel non danno i risultati sperati.
Il modo più semplice: immagina di dover trattenere la pipì e trattenere un gas contemporaneamente. Quella lieve sensazione di chiusura e sollevamento verso l’interno e verso l’alto è la contrazione del pavimento pelvico. Il movimento che devi percepire è soprattutto una chiusura e un sollevamento del pavimento pelvico, senza spingere verso il basso.
Due verifiche utili:
- Evita di compensare. Non stringere volontariamente glutei e cosce, non spingere l’addome verso il basso e non trattenere il fiato. Attenzione però: una lieve co-attivazione dei muscoli profondi dell’addome (il trasverso) può avvenire in modo naturale insieme alla contrazione del pavimento pelvico è fisiologico, non un errore. Il problema è solo la spinta o il compenso volontario di glutei e cosce.
- Prova il rilascio. Dopo aver contratto, lascia andare completamente e senti la zona “scendere” e rilassarsi. Se non percepisci il rilascio, è un segnale importante (a volte più della contrazione).
Come fare gli esercizi di Kegel passo passo
Una volta individuati i muscoli, ecco come eseguirli bene.
- Mettiti comoda. All’inizio è più facile sdraiata, con le ginocchia piegate. Poi, col tempo, seduta, in piedi e durante il movimento.
- Continua a respirare. Non trattenere il fiato. All’inizio può aiutarti espirare durante la contrazione e inspirare durante il rilascio, senza forzare il respiro: è un aiuto per coordinarti, non un obbligo.
- Contrazione mantenuta. Chiudi e solleva delicatamente verso l’interno, tieni la contrazione, poi rilascia completamente e prenditi lo stesso tempo di riposo. Il rilascio conta quanto la contrazione.
- Contrazioni rapide. Alterna alcune chiusure brevi e veloci: servono ad allenare la reattività, quella che ti fa “chiudere” in fretta quando arriva un colpo di tosse.
- Qualità, non quantità. Poche ripetizioni pulite valgono più di tante fatte male. Appena senti che stai compensando chiaramente con glutei o cosce, trattenendo il fiato o spingendo l’addome verso il basso, fermati e riparti con calma.
La checklist del Kegel corretto Percepisci chiusura e sollevamento del pavimento pelvico. Eviti compensi evidenti con glutei e cosce. Respiri liberamente; all’inizio puoi espirare durante la contrazione. Contrai e rilascia completamente. Nessuna spinta verso il basso. Ti fermi quando la qualità cala.
Gli errori più comuni
Sono gli errori che tutti i professionisti vedono ripetere, e che rendono i Kegel inutili:
- Stringere glutei e cosce, o spingere l’addome verso il basso, al posto di sollevare il pavimento pelvico. Se “spingi”, stai sbagliando gesto.
- Trattenere il fiato. La contrazione va coordinata con il respiro, mai fatta in apnea.
- Solo contrarre, mai rilasciare. Alleni solo lo “stringere” e rischi di creare tensione: il rilascio completo è parte dell’esercizio.
- Spingere verso il basso invece di sollevare verso l’interno: aumenta la pressione, non la controlla.
- Farne troppi, a caso. Di più non è meglio: contano qualità e adeguatezza al tuo caso, non il numero.
- Farli anche quando il problema è di ipertono. Se non sei sicura del tuo quadro, prima fatti valutare.
Quante volte e con che progressione
Non esiste un unico protocollo ottimale valido per tutte. Le linee guida NICE indicano come riferimento almeno 8 contrazioni, 3 volte al giorno, all’interno di un programma di almeno 3 mesi. Ma durata della contrazione, recupero, intensità e progressione vanno adattati alla tua capacità di partenza ed è proprio per questo che un programma seguito da una professionista batte qualsiasi tabella copiata online.
La logica giusta è quella di ogni allenamento serio:
- Prima la tecnica, poi il resto. Se l’esecuzione non è pulita, aumentare i numeri peggiora solo l’errore.
- Recupero completo tra le contrazioni: un muscolo affaticato lavora peggio.
- Progressione graduale: prima sdraiata, poi seduta, poi in piedi, poi durante i gesti quotidiani.
- Costanza: i primi miglioramenti spesso arrivano in poche settimane, ma il lavoro va mantenuto nel tempo, come per la forza o le ossa.
L’obiettivo finale non è “fare i Kegel”: è che il pavimento pelvico si attivi da solo, al momento giusto, mentre vivi.
Una strategia molto utile: “the knack”
C’è una capacità particolarmente utile da portare fuori dagli esercizi e nella vita quotidiana: anticipare lo sforzo. Si chiama “the knack” (in inglese, “il colpo di mano”): contrarre il pavimento pelvico un attimo prima di uno sforzo prevedibile.
In pratica: prima di tossire, starnutire, sollevare la spesa o alzarti di scatto, chiudi e solleva il pavimento pelvico, poi fai il movimento. Così lo “prepari” a gestire l’aumento di pressione, invece di subirlo.
È il ponte tra l’esercizio e la vita reale — ed è anche il motivo per cui la coordinazione con il respiro e con i gesti conta tanto quanto la forza. Il pavimento pelvico non lavora da solo: fa parte del “core” e risponde alla pressione insieme al diaframma, come spiego negli articoli su respirazione diaframmatica e sul pavimento pelvico.
Quando i Kegel non bastano
Sono un’ottima base, ma hanno un limite. Fatti valutare da una fisioterapista specializzata nel pavimento pelvico (o parla con il medico) se:
- hai dolore pelvico o durante i rapporti;
- senti un peso o un “ingombro” vaginale, o la sensazione che qualcosa scenda (possibile prolasso);
- le perdite sono importanti o non migliorano dopo qualche settimana di lavoro fatto bene;
- non riesci a capire se stai contraendo i muscoli giusti o a percepire il rilascio;
- hai avuto parti difficili, interventi pelvici o altre condizioni.
Una valutazione ti dice cosa allenare davvero — forza, rilassamento, coordinazione o gestione della pressione e trasforma i Kegel da “esercizio a caso” a parte di un piano che funziona.
In sintesi
Gli esercizi di Kegel non sono né la soluzione magica né una perdita di tempo: sono uno strumento potente se usato nel caso giusto e nel modo giusto. Funzionano soprattutto quando serve rinforzare (incontinenza da sforzo), vanno eseguiti con tecnica pulita contrai e rilascia, respira, evita compensi e non spingere verso il basso e danno il meglio quando li porti nella vita reale con “the knack”.
Ma la vera regola resta quella del pavimento pelvico in generale: prima capisci quale funzione va recuperata, poi scegli lo stimolo giusto. I Kegel sono uno degli stimoli possibili, non l’unico.
Non contano quanti Kegel fai. Conta che siano quelli giusti, fatti bene, per il tuo caso.
Domande frequenti
Quanti esercizi di Kegel devo fare al giorno?
Non esiste una dose ottimale identica per tutte. Le linee guida NICE indicano come riferimento almeno 8 contrazioni, 3 volte al giorno (all’interno di un programma di almeno 3 mesi), ma durata, intensità, recupero e progressione devono essere adattati alla tua capacità di partenza. Meglio poche contrazioni pulite, con recupero completo, che tante fatte male.
In quanto tempo si vedono i risultati?
Con esercizi corretti e costanti, molte donne notano miglioramenti già dopo qualche settimana. Il lavoro va però mantenuto nel tempo, come per qualsiasi allenamento.
I Kegel vanno bene per tutte?
No. Sono utili soprattutto quando il pavimento pelvico è debole o poco reattivo (incontinenza da sforzo o mista). Se invece è eccessivamente contratto (ipertono), fare più Kegel può essere inutile o aggravare i sintomi: in quel caso serve prima una valutazione.
Posso capire i muscoli del pavimento pelvico pensando di interrompere la pipì?
Sì: puoi immaginare il gesto di trattenere il flusso urinario insieme a un gas per riconoscere la sensazione di chiusura e sollevamento. Non è però necessario — né consigliato — interrompere realmente la minzione per allenare il pavimento pelvico.
Meglio da sdraiata o in piedi?
All’inizio da sdraiata è più facile percepire i muscoli giusti. Man mano che diventi capace, progredisci a seduta, in piedi e durante i movimenti: è lì che i Kegel diventano davvero utili nella vita quotidiana.
Leggi anche
- Pavimento pelvico dopo i 50: la guida completa
- Respirazione diaframmatica e pressione intra-addominale
- Menopausa: la guida completa
- Allenamento in menopausa: la guida completa
Fonti scientifiche
- Dumoulin C., Cacciari L.P., Hay-Smith E.J.C., Pelvic floor muscle training versus no treatment, or inactive control treatments, for urinary incontinence in women, Cochrane Database of Systematic Reviews (2018). https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30288727/
- NICE, Urinary incontinence and pelvic organ prolapse in women: management (NG123) — programma di PFMT (almeno 8 contrazioni, 3 volte al giorno). https://www.nice.org.uk/guidance/NG123/chapter/recommendations
- Miller J.M., Ashton-Miller J.A., DeLancey J.O.L., A pelvic muscle precontraction can reduce cough-related urine loss in selected women with mild stress urinary incontinence (“the Knack”), Journal of the American Geriatrics Society (1998). https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9670874/
- Bø K., Pelvic floor muscle training in treatment of female stress urinary incontinence, pelvic organ prolapse and sexual dysfunction, World Journal of Urology (2012). https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22258177/
Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o della fisioterapista. In presenza di dolore, prolasso, perdite importanti o dubbi, rivolgiti a un professionista qualificato del pavimento pelvico.